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Le migliori moto due tempi di sempre: leggende che hanno fatto la storia

Kawasaki KR1S (1989)

Quali sono le migliori moto due tempi di sempre?
Le moto 2 tempi rappresentano un’epoca irripetibile: leggere, potenti e senza filtri. Negli anni ’80 e ’90 dominavano strada e pista, regalando sensazioni che ancora oggi le moto moderne faticano a eguagliare. Tra le più leggendarie troviamo la Suzuki RG500 Gamma, la Yamaha RD500LC e la Kawasaki H2 Mach IV, moto che hanno segnato un’epoca e che oggi sono ricercatissime da collezionisti e appassionati.

C’è qualcosa di magico nei motori due tempi. Quel suono secco, l’odore inconfondibile di miscela bruciata e la spinta improvvisa che ti incolla alla sella…

Le 10 migliori moto due tempi di tutti i tempi


10° posto – Suzuki T250 / T20 Super Six / X6 Hustler

Suzuki T250

La Suzuki T250, conosciuta anche come T20 Super Six o X6 Hustler a seconda del mercato. Prodotta tra il1966 e il 1972, questa brillante bicilindrica da 250 cc rappresentò un enorme passo avanti nella tecnologia motociclistica dell’epoca.

Con i suoi 33 cavalli – ben tre in più rispetto alla prossima che andremo a vedere – la Super Six permetteva una guida più sportiva e coinvolgente. Per chi era disposto a “ballare” sul cambio, la moto ti donava accelerazioni rabbiose, rumore secco e odore di miscela.

  • 33 CV
  • cambio a 6 marce (rarissimo all’epoca)
  • motore brillante agli alti regimi
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9° posto – Bultaco Metralla Mk2 (1967)

Bultaco-Metralla-Mk2

Negli anni ’60 e ’70, quando le moto da corsa erano ancora rudi e pericolose, la Bultaco Metralla Mk2 fece irruzione come un piccolo miracolo spagnolo e dimostrò che la leggerezza poteva battere la potenza bruta.

Fondata da un ex dirigente Montesa, Bultaco si era già fatta un nome nel fuoristrada, ma con la Metralla portò lo stesso spirito competitivo anche su strada. Con un peso di appena 113 kg, la Metralla era una vera lama tra le curve. Raggiungeva quasi i 160 km/h, un traguardo incredibile per una 250 di serie. Per un certo periodo, fu addirittura la moto stradale due tempi più veloce del mondo.

Le riviste specializzate la descrivevano con frasi: “È come lanciare una bomba fumogena in un nido di vespe e poi salirci sopra.”

Vedi anche: le moto più veloci del mondo

8° posto – Suzuki GT750 “Water Buffalo” (1971–1977)

Suzuki GT750 “Water Buffalo” (1971–1977)

Per rispondere a Kawasaki e Honda, Suzuki lanciò una gamma completamente nuova di tre cilindri a due tempi: le GT380, GT550 e, al vertice, la maestosa GT750, soprannominata Water Buffalo (o Kettle nel Regno Unito) per via del suo motore raffreddato a liquido.

Con i suoi 230 kg e un motore da 70 CV: potente, fluida e sorprendentemente silenziosa. Il sistema di raffreddamento ad acqua, una vera innovazione per l’epoca, le permetteva di viaggiare a lungo senza surriscaldars.

Naturalmente, la sua mole aveva un prezzo. Le sospensioni morbide e il telaio flessibile potevano trasformare una curva allegra in un momento di puro panico se il pilota esagerava.

  • 3 cilindri
  • raffreddamento a liquido (rivoluzionario)
  • grande comfort
  • Non era nata per correre, ma per viaggiare

7° posto – Yamaha RD350LC (1980)

Yamaha RD350LC (1980)

La prima generazione, lanciata nel 1972, fu una vera rivoluzione: un bicilindrico due tempi da quasi 40 cavalli racchiuso in una moto leggera e compatta.

Con i suoi 155 kg e un motore capace di spingere oltre i 170 km/h, l’idea è portare la tecnologia delle piste su strada. L’accelerazione era esplosiva, la risposta dell’acceleratore immediata e il suono inconfondibile del due tempi faceva battere il cuore a chiunque l’ascoltasse.
Per molti, fu la prima vera sportiva per tutti.

Nel 1980, Yamaha fece un passo decisivo presentando la RD350LC (Liquid Cooled), la versione raffreddata a liquido, mentre la ciclistica più moderna e i freni a disco anteriori doppi la rendevano una moto molto più matura.

6° posto – Kawasaki H2 Mach IV (1971)

Kawasaki H2 Mach IV (1971)

La Kawasaki H2 Mach IV del 1971 è la moto più esaltante o la più pericolosa mai costruita.
In ogni caso, è impossibile parlare di due tempi senza citarla: quando la potenza contava più di tutto e la sicurezza era un dettaglio opzionale.

Con i suoi tre cilindri da 748 cc, la H2 erogava 75 cavalli, un numero impressionante per il 1971. Pesava poco più di 200 kg, ma con un’erogazione brutale, la ruota anteriore si alzava anche solo a guardarla.

Le riviste dell’epoca la paragonavano alle muscle car americane: esagerata, incontrollabile e irresistibile. Oggi è un oggetto di culto assoluto, simbolo di una generazione di motociclisti temerari che cercavano emozioni pure, senza filtri elettronici o assistenze.
Non a caso, il suo nome — Mach IV — evoca ancora oggi l’idea di velocità estrema e follia controllata.

5° posto – Honda NSR250 SP (1994)

Honda NSR250 SP (1994)

Se mai una moto stradale ha saputo catturare l’essenza di una GP da corsa, quella è la Honda NSR250 SP del 1994.

La NSR250 SP era un concentrato di tecnologia e passione: un motore V2 a 90°, gestione elettronica PGM-IV, un magnifico forcellone monobraccio e la celebre livrea Big Tobacco che evocava immediatamente il mondo delle corse.

Con un peso di soli 150 kg e una potenza di circa 40 cavalli (limitata per omologazione), la NSR250 poteva però diventare un’arma micidiale nelle mani giuste: bastava una Smart Card HRC per sbloccare la modalità “full power”, che portava il motore a oltre 55 CV e la linea rossa a 12.000 giri/min.

Un oggetto da collezione già all’epoca, oggi una vera icona del motociclismo anni ’90.

4° posto – Gilera NGR 250 (1985)

 Gilera NGR 250 (1985)

La Gilera NGR 250 è un vero gioiello. Prodotta solo per due anni, 1984–1985, questa moto rappresenta la perfetta combinazione tra stile italiano anni ’80 e tecnica dei due tempi.

Costruita attorno a un telaio a traliccio leggero, montava un monocilindrico 250 cc raffreddato a liquido da 40 CV e 30 Nm di coppia a 7.500 giri/min. Con un peso piuma di 138 kg, era incredibilmente agile e reattiva, ma meno nervosa delle corrispondenti giapponesi, rendendola accessibile anche ai piloti meno esperti.

Rimane una delle due tempi italiane più eleganti e funzionali di sempre, un perfetto equilibrio tra sportività, stile e guida accessibile; l’orgoglio italiano delle moto due tempi.

3° posto – Yamaha RD500LC (1985)

Yamaha RD500LC (1985)

Se la Honda NSR250 SP ha rappresentato una delle due tempi più belle negli anni ’90, allora la Yamaha RD500LC è stata la regina indiscussa degli anni ’80. E’ la naturale evoluzione dei successi Yamaha nelle gare GP con Kenny Roberts e la leggendaria YZR500 da Gran Premio.

Questa sportiva stradale non era per principianti: il suo motore V4 da 500 cc, con 88 CV e 70 Nm di coppia, era puro fuoco concentrato in un telaio elegante e compatto. Grazie al sistema YPVS (Yamaha Power Valve System), la moto variava la fasatura della luce di scarico a seconda del regime del motore, garantendo una potenza più uniforme su tutta la curva di erogazione. Un vero miracolo tecnico per un due tempi.

Il motore era anche dotato di valvole lamellari per l’aspirazione. Era una moto avanzatissima per l’epoca, con tecnologia direttamente derivata dalle corse GP.

2° posto – Kawasaki KR1S (1989)

Kawasaki KR1S (1989)

Nata come evoluzione della leggendaria KR250, la KR1S era un concentrato di tecnologia da GP in versione stradale: ultraleggera, agilissima e incredibilmente potente per i suoi soli 249 cc.

Il cuore della KR1S era un bicilindrico a due tempi a V di 90°, capace di erogare 45 CV e un allungo fino a oltre 14.000 giri/min. Il telaio in alluminio e la carenatura minimalista la rendevano agile come una moto da pista, mentre il peso piuma di soli 134 kg trasformava ogni curva in un’esperienza elettrizzante.

Prodotta in serie limitata, simbolo dell’epoca d’oro delle sportive leggere giapponesi, prima che i quattro tempi dominassero il mercato.

1° posto – Suzuki RG500 Gamma (1985)

 Suzuki RG500 Gamma (1985)

Abbiamo lasciato la più potente e iconica per ultima: la migliore moto due tempi di sempre, è la Suzuki RG500 Gamma del 1985.
La RG500 stradale, conosciuta come Gamma, riuscì a trasformare quell’eredità da corsa in una moto accessibile al pubblico senza compromessi.

Il cuore della RG500 era un motore a quattro cilindri quadrati, configurazione rara ma potentissima. Nonostante i problemi di surriscaldamento del progetto iniziale, gli ingegneri Suzuki crearono un motore straordinario: 94,9 CV e 72 Nm di coppia, racchiusi in soli 175 kg. In pratica, aveva quasi 10 cavalli in più rispetto alla concorrenti e risultava ben 25 kg più leggera, un vero capolavoro di ingegneria.

  • SAEC (Suzuki Automatic Exhaust Control), una valvola di scarico variabile simile allo YPVS Yamaha, per ampliare la curva di potenza
  • AEC, un sistema aggiuntivo che ottimizzava ulteriormente l’erogazione
  • Telaio leggero e ciclistica ispirata alle GP

Il risultato? Una moto da pista con fari e specchietti, capace di accelerazioni esplosive, curve fulminee e il suono inconfondibile dei due tempi. Pur non avendo il fascino estetico “pulito” delle Yamaha o delle Honda degli anni ’80 e ’90, la RG500 Gamma resta un sogno da guidare e una vera icona da collezione

Perché le moto due tempi sono ancora così amate?

Nonostante siano quasi sparite dal mercato, le moto due tempi continuano ad affascinare perché offrono qualcosa che le moderne non possono replicare:

  • erogazione brutale
  • peso ridotto
  • connessione totale con il pilota
  • zero elettronica

Sono moto imperfette, difficili… ma incredibilmente emozionanti.

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